I popoli del nord la chiamano “Northern lights” (luci del nord), ai più è conosciuta come Aurora Boreale. Questo nome fu attribuito per la prima volta dall’astronomo italiano Galileo Galilei. Si compone in “Aurora“, dea dell’alba che precede il sorgere del sole e “Borea“, vento del nord.

Le Aurore Polari sono splendide manifestazioni atmosferiche che illuminano le notti gelide e interminabili dei circoli polari. Vederla in TV o in fotografia non può minimamente competere con lo stupore e il brivido di osservarla fluttuare sulla propria testa. Quando ci si trova nel luogo e nel posto giusto, una cascata di luce pervade il cielo. Un riverbero verde inonda il paesaggio donando un sinistro ma ammaliante senso di pace. Vere e proprie pennellate di luce dipingono il firmamento. La maggior parte delle volte si manifestano diverse tonalità  di verdi, ma si possono osservare anche aurore blu, viola e rosse.

Cosa dice la scienza

crediti: ESA

L’origine dell’Aurora è da ricondurre a due fenomeni apparentemente non connessi: l’energia nucleare liberata dal nostro Sole e il campo magnetico prodotto dal nucleo della Terra. 
L’enorme energia liberata dal Sole viene dissipata sotto forma di luce (nelle diverse lunghezze d’onda) e come vento solare. Quest’ultimo è un flusso di particelle elettricamente cariche – plasma  (protoni, elettroni e particelle alfa) – che abbandonano la superficie del sole ad una velocità che oscilla dai 200 ai 900 km/s per disperdersi nello spazio.
Quando questo vento di particelle giunge nei pressi del nostro pianeta (circa 60.000 km) interagisce con il campo magnetico terrestre (magnetosfera). 
Si ha, quindi, la deviazione e l’allontanamento di buona parte del plasma solare nello spazio. Tuttavia, alcune particelle vengono dirottate verso i poli e poiché qui le linee del campo magnetico sono perpendicolari alla superficie terrestre (all’equatore, invece, sono parallele), il vento solare riesce a penetrare nell’atmosfera. Ciò determina un’interazione tra le particelle ad alta energia del Sole e gli atomi e le molecole dell’aria. In particolare il gas atmosferico viene eccitato, cioè assorbe energia o si ionizza (perde elettroni). Lo stato di eccitamento non dura a lungo e l’energia ricevuta viene rilasciata sotto forma di luce: l’aurora boreale.

I colori dell’Aurora

I diversi colori dell’Aurora sono dovuti all’interazione di diversi tipi di gas dell’atmosfera con il vento solare. Ad esempio il verde è dato dall’ossigeno atomico, il rosso dall’ossigeno molecolare e il blu dall’azoto. Anche la quota a cui si manifesta ha un ruolo importante. Normalmente le aurore iniziano a formarsi intorno ai 100km di quota fino ad arrivare a 800/1000km di altezza (lo strato di atmosfera interessato è la ionosfera). 

Dove e quando osservarla

Esempio di previsione di Aurore nell’emisfero nord

L’intensità e la frequenza dell’aurora sono strettamente legati all’intensità del vento solare e del campo magnetico terrestre. Normalmente si osservano al di sopra dei 55° di latitudine (in Europa può essere visibile già dalla Scozia), ma per ammirarle al massimo bisogna recarsi oltre il circolo polare (oltre i 66° di latitudine).
In particolari condizioni, le aurore possono manifestarsi anche a medie latitudini. Nel 1848 una tempesta solare (originate da potentissime esplosioni di plasma sulla superficie del Sole – brillamento -) si abbatte sulla Terra. Il fenomeno fu così intenso che fu osservato anche a Napoli!
Il periodo migliore va da ottobre a marzo (per l’emisfero nord).
ATTENZIONE, non sempre sono visibili e prevedere quando si manifesteranno non è semplice (consiglio di visionare questo sito: aurora forecast), inoltre occhio al meteo, se ci sono le nuvole lo spettacolo non si potrà vedere 😉 

PER L’ANNO PROSSIMO SARANNO DISPONIBILI VIAGGI IN LAPPONIA PER OSSERVARE L’AURORA – segui il mio sito 😉

Condividi

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *